luglio 22

Un giorno da Vespucci a Fiesole

Oggi sono onorato di ospitare su questo blog Simone Cortesi, uno dei più forti neogeografi italiani in circolazione: vice presidente di Wikimedia Italia, pilastro della comunità OpenStreetMap, punto di riferimento all’interno della comunità di Spaghetti Open Data e mille altre cose… se si è interessati al vasto tema delle mappe, insomma, Simone è la persona da conoscere! 🙂


La Vespucci Institute (a cura della Vespucci Initiative for the Advancement of Geographic Information in Science) è una summer school organizzata ogni anno a Fiesole, in Toscana, e dedicata allo sviluppo di competenze geografiche avanzate. Organizzata dall’Università di Siena, gli studenti approfondiscono le tematiche della geomatica durante la residenza di una settimana all’interno del contesto di una cascina nei dintorni Firenze.

La campagna toscana vista dalla Fattoria di Maiano, in cui si è tenuta la summer school "IC1203 COST ENERGIC - VGI and Citizen Science: engaging, creating and understanding" organizzata dalla Vespucci Initiative.
La campagna toscana vista dalla Fattoria di Maiano, in cui si è tenuta la summer school “IC1203 COST ENERGIC –
VGI and Citizen Science: engaging, creating and understanding” organizzata dalla Vespucci Initiative.

Quest’anno ho avuto l’onore di essere invitato a parlare durante una giornata di discussione dedicata al Volunteer Geographical Information: il mio breve intervento è stato rivolto a OpenStreetMap e specificatamente agli aspetti del recente pasticcio delle Agenzia delle Entrate (#agenziauscite). Ho così avuto modo di confrontarmi con gli studenti e parlare della raccolta volontaria di informazioni dal basso, come foto aeree ad alta risoluzione tramite pallone riempito di elio oppure tramite aquilone, al fine di documentare eventi quali esondazioni, perdite di liquidi da tubazioni o altro. Qui il programma completo della scuola con le altre iniziative messe in campo.

2014-07-10 baloon mapping in fiesole
Kit publiclab.org per il Balloon Mapping, sullo sfondo, la campagna fiorentina.
luglio 13

How to Balloon Map Your Neighborhood, Google Maps Style

Una bella descrizione del balloon mapping così come progettato, usato e venduto da Public Lab. Le foto aeree da palloni si riveleranno migliori di quelle satellitari?

Balloon mapping is a means to create low-cost and high-resolution aerial maps. Essentially, you fill a large balloon with helium, attach a camera to it, and then let it fly over the area you want to see. When you’re finished you can stitch the images together to create a large aerial map.

How to Balloon Map Your Neighborhood, Google Maps Style.

luglio 3

Unboxing del Desktop Spectrometer Kit

Dopo dieci giorni, ecco il Desktop Spectrometer Kit di Public Lab tra le mie mani! 🙂 Poteva anche arrivare prima, in realtà: il postino non mi ha trovato a casa e l’ha messo in giacenza, perché dovevo pagare gli oneri doganali prima di poterlo ritirare. Si tratta di una semplice scatoletta di pochi etti, di misure 9 x 11 x 18 centimetri, con a lato una scritta che ti fa sorridere il cuore:

This is an open source hardware kit […] released under the CERN Open Hardware License 1.1

Ecco il contenuto completo:

  • Struttura di metallo con due fori e placchetta rimovibile (due viti)
  • Webcam USB 2.0
  • Cavo USB personalizzato per il connettore della webcam ***
  • Blocchetto di legno (triangolo rettangolo isoscele, quindi mezzo quadrato)
  • Cartone fotoassorbente con fessura pieghevole
  • Reticolo di diffrazione (un semplice dvd)
  • Una decina di cuscinetti biadesivi (1 cm2 l’uno)
  • Un foglietto con la presentazione dell’associazione Public Lab e l’invito a contribuire con una donazione
  • Il foglietto illustrativo con le istruzioni di montaggio
  • Un adesivo rotondo con il logo di Public Lab

Purtroppo mi sono accorto subito che mancava il cavo USB (***). E la webcam, essendo pensata come componente interno, non ha un connettore USB standard, mini o micro che sia. Per cui senza cavo ad hoc il tutto è inservibile. Ho contattato il supporto di Public Lab mediante il Google Form apposito e mi hanno risposto subito (compatibilmente con la differenza di fuso orario!), indicandomi il codice di tracciamento della nuova spedizione. A dir la verità la mia risposta immediata è stata: “Argh! Thanks for your quick replay, but are you sure it’s a good idea to send a little cable from USA to Italy?!?”, ma Mathew Lippincott mi ha spiegato della difficoltà di trovare un cavo adeguato e quindi ho aspettato. Dopo sette giorni (senza spese ulteriori, per fortuna, niente dogana questa volta) il cavo è arrivato in una semplice busta da lettere, perfettamente funzionante.

Ecco di seguito l’unboxing completo del Desktop Spectrometer Kit.

luglio 2

Acquisto del Desktop Spectrometer Kit

Acquistare il Desktop Spectrometer Kit di Public Lab è semplicissimo. Sullo store ufficiale ci sono tutti i progetti ormai maturi del laboratorio, in particolare ci sono tre versioni dello spettrometro: quella desktop e quelle mobile e pieghevole, più alcuni accessori. Questo è quello che ho acquistato io, nella versione 2.5 “gum stick” come specificato nella pagina dei dettagli nel wiki. Attenzione che le istruzioni sul sito sono ancora quelle vecchie (versione 2.0 “grey box”), mentre il foglietto nella scatola e il pdf on-line sono aggiornati. La differenza tra le due versioni sta solo nel modello di webcam: nella 2.0 era necessario smontarla, mentre nella 2.5 si tratta di una fotocamera interna (per la precisione la HM2050 della SanmTech di Hong Kong da 2.0 Mpx), quindi c’è solo il circuito.

La procedura di acquisto è la solita: si aggiungono i prodotti al carrello, si conferma l’ordine, si paga immediatamente con PayPal (utilizzabile anche senza account PayPal, basta fornire gli estremi della propria carta di credito), si forniscono tutti i dati necessari per la spedizione. Non è necessario registrarsi allo store, si può fare tutto anonimamente. Se si crea un account sul sito PublicLab si può però partecipare alla vita della comunità diventando un autore di research notes mediante il wiki pubblico.

Il costo del prodotto è 40 dollari, a cui se ne devono aggiungere 18,60 per la spedizione internazionale mediante USPS (United States Postal Service) e poi Poste Italiane. Tra la conferma dell’ordine e la conferma della spedizione è passato un solo giorno. La spedizione è tracciata, quindi si riceve un codice con cui si può verificare on-line il suo status. Non è però molto utile, perché lo USPS perde ogni controllo sul pacco una volta affidato alle nostre poste, evidentemente hanno ancora da lavorare in tema di scambio di informazioni. Attenzione che all’arrivo a casa del pacco è necessario pagare altri 11,94 euro di oneri doganali (si tratta dell’IVA al 22%, circa 6,45 euro, e delle spese di sdoganamento, circa 5,50 euro). Quindi a un italiano il Desktop Spectrometer Kit costa circa 55 euro, con il cambio euro-dollaro attuale, e impiega una decina di giorni ad arrivare a casa.

giugno 27

La spettrometria per analisi ambientali

Quando si parla di ambiente il tema dell’inquinamento la fa quasi sempre da padrone e in questo ambito una delle sfide scientifiche più interessanti, ma anche più difficili, riguarda l’individuazione di sostanze in ambienti che non dovrebbero averne. Di fatto un ambiente inquinato è un ambiente che contiene sostanze in quantità e concentrazioni tali da superare determinate soglie definite accettabili. L’esempio più intuivo forse è quello dell’inquinamento urbano dovuto ai mezzi di trasporto che coinvolge la misurazione delle cosiddette polveri sottili, ma altri esempi possono riguardare i corsi d’acqua, i terreni, cibo e bevande molto diffuse come il vino o l’olio. Il problema dunque è individuare e riconoscere sostanze inizialmente sconosciute, per poi stimarne la quantità e confrontarla con la relativa soglia di tolleranza per quel determinato ambiente.

La spettrometria è una tecnica di misura che si basa sull’analisi dello spettro di una radiazione luminosa che ha interagito con un campione di materia, che sia in forma gassosa, liquida o solida: le caratteristiche della luce infatti vengono modificate dalla sua interazione con la materia in base proprio alle caratteristiche del campione stesso, tra cui la sua composizione chimica. Cos’è uno spettro elettromagnetico? La radiazione luminosa di una qualsiasi sorgente è composta da onde di varie frequenze, che possono essere contate proprio in funzione della loro frequenza. Uno spettro, quindi, non è altro che la distribuzione dell’intensità luminosa (il numero di onde) su tutte le frequenze possibili. Ecco per esempio lo spettro della luce solare così come appare al di sopra dell’atmosfera e a livello del mare.

Spettro della luce solare all'ingresso dell'atmosfera (linea superiore) e a livello del mare (linea inferiore). L'interazione della luce con l'atmosfera (nubi, vapor d'acqua, ozono, polveri, ecc.) modifica il suo spettro, per cui analizzando le differenze tra i due spettri si possono individuare alcune caratteristiche del mezzo attraversato, in questo caso l'atmosfera terrestre.
Spettro della luce solare all’ingresso dell’atmosfera (linea superiore) e a livello del mare (linea inferiore). L’interazione della luce con l’atmosfera (nubi, vapor d’acqua, ozono, polveri, ecc.) modifica lo spettro della radiazione, per cui analizzando le differenze tra i due spettri si possono individuare alcune caratteristiche del mezzo attraversato, in questo caso l’atmosfera terrestre.

In determinate condizioni varie sostanze possono emettere radiazione luminosa con spettri caratteristici, oppure modificare in modo altrettanto caratteristico lo spettro della luce che li attraversa o che vi si riflette. Sul sito Spectral Workbench, sempre a cura di Public Lab, ci sono numerosi esempi che facilitano il riconoscimento di situazioni standard. Studiando così uno spettro che deriva dall’interazione della luce con un campione dalla composizione sconosciuta è possibile individuare e quantificare le sostanze che lo compongono. Questa è la teoria generale, i cui dettagli sono ben descritti nel wiki di Public Lab, alla pagina “Spectrometer Curriculum“. All’interno di questo contesto teorico, poi, le tecniche sperimentali sono numerose, come ampiamente discusso alla pagina “Spectral Analysis Techniques“. Ulteriori elementi di approfondimento sono contenuti nelle FAQ apposite, che mescolano questioni teoriche generali a problematiche pratiche di implementazione di un esperimento di spettrometria.

Sul tema della spettrometria in senso DIY (Do It Yourself, fattelo da solo) Public Lab ha lanciato una campagna di crowd-funding circa un anno e mezzo fa, mediante la piattaforma Kickstarter. L’idea era sviluppare e produrre uno spettrometro funzionale e sufficientemente preciso per fare analisi ambientale a un prezzo irrisorio, una cinquantina di dollari. Si voleva anche costruire una piattaforma web con cui permettere a tutti gli utilizzatori finali di pubblicare e condividere i propri esperimenti e lavori, in modo da creare una banca di dati pubblica di spettri. In circa 40 giorni hanno raccolto la bellezza di 110 mila dollari da parte di più di 1600 donatori. Da lì sono partiti per mettere sul mercato diversi kit pronti per l’uso, oggi disponibili nello store ufficiale: uno spettrometro in versione desktop, due in versione mobile che sfruttano le fotocamere degli smartphone, alcuni kit di materiali utili per le analisi di sostanze oleose. I prezzi sono tutti inferiori ai 50 dollari, mentre la spedizione dagli USA in Europa è intorno ai 20 dollari. Di mezzo ci sono anche i costi doganali, quindi per noi italiani si parla di un costo attorno ai 50 euro.

storepubliclab

Bene, ma cosa ci si può fare con uno spettrometro, una volta comprato e montato? La risposta migliore secondo me sta nel brain storming dei supporters della campagna kickstarter, che in questo caso si sono davvero scatenati…

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giugno 26

Public Lab, dai makers ai giornalisti

Durante l’ultima edizione del Festiva Internazionale del Giornalismo di Perugia il data journalism ha avuto ampio spazio (come nell’edizione precedente), ma nell’ambito della School of Data Journalism organizzata da EJC e OKNF mi ha incuriosito un workshop di due puntate su “Ottenere dati attraverso l’aerofografia” tenuto da Cindy Regalado del Public Laboratory for Open Technology and Science. Purtroppo non ce l’ho fatta a partecipare, ma leggendo anche solo la descrizione dell’evento mi sono imbattuto per la prima volta nell’applicazione della filosofia DIY (Do It Yourself, fattelo da solo) in ambito giornalistico.

In quel caso si parlava di fotografia aerea mediante un semplice kit composto da pallone aerostatico e macchina fotografica, abbinato a un software capace di sovrapporre gli scatti aerei a una mappa geografica. Ma uno sguardo ai progetti promossi dal Public Lab mostra che c’è molto di più all’orizzonte. E che può esserci molto di più oltre l’orizzonte ora visibile.

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Cos’è il Public Laboratory for Open Technology and Science? Nasce negli Stati Uniti nel 2011 come una comunità di appassionati e ora si è costituita come associazione no-profit con gruppi locali un po’ in tutto il mondo. Promuove la discussione orizzontale tra i partecipanti e la condivisione delle esperienze mediante numerose mailing list a tema e un wiki pubblico. Mira a produrre kit completi da mettere sul mercato, sempre a partire dai progetti della comunità che raggiungono un grado di sviluppo sufficientemente maturo. Vende e spedisce in tutto il mondo attraverso il proprio store on-line.

Ufficialmente l’attività del Public Lab si rivolge a makers e citizen scientists interessanti a temi ambientali, ma hanno sicuramente a cuore il collegamento con il mondo del giornalismo, vista la scelta di organizzare un evento al Festival di Perugia. Probabilmente sono proprio queste realtà di appassionati che rendono possibile l’esistenza di un sensor-based journalism, esattamente come l’open source in ambito software è stato ed è un volano formidabile per il giornalismo digitale. Sicuramente sono da tenere d’occhio e sono da provare in prima persona la bontà e riusabilità dei loro progetti e prodotti.