luglio 14

Riflessioni su data e sensor journalism su Moebius

Sabato scorso, il 12 luglio alle 21:00, è andata in onda la 358esima puntata di Moebius, il programma di informazione scientifica di Radio24. Si è parlato di microgravità e medicina spaziale, di immunodeficienze e leucemie, di neuroimaging. Ma si è parlato anche di data e sensor journalism, una piacevole chiacchierata in cui sono intervenuto in trasmissione per una dozzina di minuti. Nella pagina del blog dedicata alla puntata trovate da oggi il podcast completo. Qui di seguito invece ho ritagliato solo la parte che ci riguarda.

Con Federico Pedrocchi e Chiara Albicocco siamo partiti subito con una definizione del data journalism, per poi passare agli esempi pratici, nello specifico una panoramica dell’inchiesta The Migrants’ Files. Non è mancato un cenno alla nostra vittoria ai Data Journalism Awards.

Oltre agli open data o ai dati ottenuti da fonti anche non aperte, la diffusione dei sensori a basso costo e di un movimento di attivismo civico diffuso sul territorio fa intravedere un futuro in cui il data journalism potrà attingere anche da dati prodotti dal basso, soprattutto in ambito ambientale. Le parole chiave del sensor journalism sono poche, ma decisive: apertura di dati, codice e hardware, alleanza virtuosa con la pubblica amministrazione, costruzione di comunità di utenti interessati, animo iperlocale, ma esportabile. L’esempio che riporto è bGeigie, progetto di misurazione partecipata del livello di radiazioni in Giappone, nato all’indomani del disastro di Fukushima.

Nella seconda parte tocchiamo un tema delicato: la correttezza e credibilità dei dati prodotti in maniera partecipata. Ma a mio avviso è sufficiente recuperare il metodo giornalistico più classico, che è quello di verificare le fonti, facendo magari confronti incrociati e interpellando esperti del campo. In molti casi si tratta di un metodo simile a quello della ricerca scientifica: ipotesi ed esperimenti, conferma e falsificazione, riproducibilità di dati e metodi. Sono convinto che nella partita per l’autorevolezza del giornalismo contemporaneo, l’apertura di dati e metodi abbia un ruolo di primo piano. Che il lavoro non finisca con la pubblicazione, ma che commenti, verifiche ulteriori, integrazioni, segnalazione di errori facciano parte integrante del processo giornalistico. Così come la scienza ha fatto i conti con la sua chiusura in torri d’avorio inaccessibili e un approccio squisitamente top down (entrambi, elementi ancora molto duri a morire), il giornalismo ha davanti una sfida analoga. Difficile, ma piena zeppa di opportunità.

luglio 12

Moebius: il giornalismo di dati e sensori su Radio24

Questa sera alle 21:00 su Radio24 andrà in onda la 358esima puntata di Moebius, appuntamento settimanale di scienza diretto da Federico Pedrocchi (c’è anche un blog). Temi della puntata di oggi saranno muscoli nello spazio, data e sensor journalism, trapianti di staminali e neuroimaging, come da tweet di lancio.

Su data e sensor journalism potrete sentire la mia voce: interverrò infatti in trasmissione per una decina di minuti, per raccontare cosa vuol dire raccogliere e analizzare dati per un giornalista d’inchiesta, a che punto siamo nella produzione di dati dal basso in ambito di citizen science e open hardware e che prospettive si possono vedere oggi per un giornalismo che usa dati e sensori come strumenti per raccontare storie e notizie.

Appuntamento quindi stasera alle 21:00 su Radio24 oppure in podcast non appena sarà disponibile sul sito ufficiale e nella pagina di archivio. Buona ascolto! 🙂