giugno 24

Tra dati e sensori

Nell’era dell’elettronica a basso costo e largo consumo è inevitabile che anche circuiti, resistenze e condensatori entrino nel mondo del fai-da-te. In casa abbiamo già quintali di alta tecnologia pronta per essere utilizzata, per lo più nascosta in dispositivi ben chiusi, ma facilmente smontabili. Progetti all’inizio visionari come Arduino o Raspberry Pi permettono oggi a qualunque appassionato, e non necessariamente già esperto, di sporcarsi le mani e costruire quasi da zero il proprio device personalizzato. Che tra le tante cose può misurare e raccogliere dati dall’ambiente esterno, analizzarli, pubblicarli, ecc. Come un qualsiasi strumento di ricerca nelle mani di uno scienziato sperimentale.

E se quell’appassionato del fai-da-te è anche un giornalista? Progettare e costruire sensori che monitorino un fenomeno fisico, per esempio la concentrazione di inquinanti in un corso d’acqua di interesse pubblico per un territorio, può essere annoverato tra le attività giornalistiche? E se in un dibattito pubblico su un tema ambientale, per esempio, i dati raccolti indipendentemente dalle parti in causa fornissero indicazioni oggettive per chiarire il contesto e supportare una decisione collettiva? E se un monitoraggio di questo tipo diventasse un vero e proprio servizio per i cittadini / lettori? Una base su cui costruire una comunità e a partire dalla quale coinvolgerli in un’ottica di cittadinanza attiva?

Mi sembrano belle domande, a cui vale la pena cercare qualche risposta concreta, al di là delle sensazioni o delle opinioni. Tanto più che esiste già un nome ufficiale per questa attività: sensor-based journalism. Così questo blog sarà un vero e proprio quaderno di laboratorio di un esperimento a cielo aperto, con ipotesi, istruzioni di montaggio, background teorici, riflessioni, risultati, errori e tutto quello che potrà venire da questa piccola avventura. Buon viaggio!

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