luglio 13

How to Balloon Map Your Neighborhood, Google Maps Style

Una bella descrizione del balloon mapping così come progettato, usato e venduto da Public Lab. Le foto aeree da palloni si riveleranno migliori di quelle satellitari?

Balloon mapping is a means to create low-cost and high-resolution aerial maps. Essentially, you fill a large balloon with helium, attach a camera to it, and then let it fly over the area you want to see. When you’re finished you can stitch the images together to create a large aerial map.

How to Balloon Map Your Neighborhood, Google Maps Style.

luglio 3

Unboxing del Desktop Spectrometer Kit

Dopo dieci giorni, ecco il Desktop Spectrometer Kit di Public Lab tra le mie mani! 🙂 Poteva anche arrivare prima, in realtà: il postino non mi ha trovato a casa e l’ha messo in giacenza, perché dovevo pagare gli oneri doganali prima di poterlo ritirare. Si tratta di una semplice scatoletta di pochi etti, di misure 9 x 11 x 18 centimetri, con a lato una scritta che ti fa sorridere il cuore:

This is an open source hardware kit […] released under the CERN Open Hardware License 1.1

Ecco il contenuto completo:

  • Struttura di metallo con due fori e placchetta rimovibile (due viti)
  • Webcam USB 2.0
  • Cavo USB personalizzato per il connettore della webcam ***
  • Blocchetto di legno (triangolo rettangolo isoscele, quindi mezzo quadrato)
  • Cartone fotoassorbente con fessura pieghevole
  • Reticolo di diffrazione (un semplice dvd)
  • Una decina di cuscinetti biadesivi (1 cm2 l’uno)
  • Un foglietto con la presentazione dell’associazione Public Lab e l’invito a contribuire con una donazione
  • Il foglietto illustrativo con le istruzioni di montaggio
  • Un adesivo rotondo con il logo di Public Lab

Purtroppo mi sono accorto subito che mancava il cavo USB (***). E la webcam, essendo pensata come componente interno, non ha un connettore USB standard, mini o micro che sia. Per cui senza cavo ad hoc il tutto è inservibile. Ho contattato il supporto di Public Lab mediante il Google Form apposito e mi hanno risposto subito (compatibilmente con la differenza di fuso orario!), indicandomi il codice di tracciamento della nuova spedizione. A dir la verità la mia risposta immediata è stata: “Argh! Thanks for your quick replay, but are you sure it’s a good idea to send a little cable from USA to Italy?!?”, ma Mathew Lippincott mi ha spiegato della difficoltà di trovare un cavo adeguato e quindi ho aspettato. Dopo sette giorni (senza spese ulteriori, per fortuna, niente dogana questa volta) il cavo è arrivato in una semplice busta da lettere, perfettamente funzionante.

Ecco di seguito l’unboxing completo del Desktop Spectrometer Kit.

luglio 2

Acquisto del Desktop Spectrometer Kit

Acquistare il Desktop Spectrometer Kit di Public Lab è semplicissimo. Sullo store ufficiale ci sono tutti i progetti ormai maturi del laboratorio, in particolare ci sono tre versioni dello spettrometro: quella desktop e quelle mobile e pieghevole, più alcuni accessori. Questo è quello che ho acquistato io, nella versione 2.5 “gum stick” come specificato nella pagina dei dettagli nel wiki. Attenzione che le istruzioni sul sito sono ancora quelle vecchie (versione 2.0 “grey box”), mentre il foglietto nella scatola e il pdf on-line sono aggiornati. La differenza tra le due versioni sta solo nel modello di webcam: nella 2.0 era necessario smontarla, mentre nella 2.5 si tratta di una fotocamera interna (per la precisione la HM2050 della SanmTech di Hong Kong da 2.0 Mpx), quindi c’è solo il circuito.

La procedura di acquisto è la solita: si aggiungono i prodotti al carrello, si conferma l’ordine, si paga immediatamente con PayPal (utilizzabile anche senza account PayPal, basta fornire gli estremi della propria carta di credito), si forniscono tutti i dati necessari per la spedizione. Non è necessario registrarsi allo store, si può fare tutto anonimamente. Se si crea un account sul sito PublicLab si può però partecipare alla vita della comunità diventando un autore di research notes mediante il wiki pubblico.

Il costo del prodotto è 40 dollari, a cui se ne devono aggiungere 18,60 per la spedizione internazionale mediante USPS (United States Postal Service) e poi Poste Italiane. Tra la conferma dell’ordine e la conferma della spedizione è passato un solo giorno. La spedizione è tracciata, quindi si riceve un codice con cui si può verificare on-line il suo status. Non è però molto utile, perché lo USPS perde ogni controllo sul pacco una volta affidato alle nostre poste, evidentemente hanno ancora da lavorare in tema di scambio di informazioni. Attenzione che all’arrivo a casa del pacco è necessario pagare altri 11,94 euro di oneri doganali (si tratta dell’IVA al 22%, circa 6,45 euro, e delle spese di sdoganamento, circa 5,50 euro). Quindi a un italiano il Desktop Spectrometer Kit costa circa 55 euro, con il cambio euro-dollaro attuale, e impiega una decina di giorni ad arrivare a casa.

giugno 30

Il Desktop Spectrometer Kit di Public Lab

Lo spettrometro è lo strumento che permette di catturare e analizzare lo spettro di una radiazione elettromagnetica proveniente da una sorgente data. È quindi il principale strumento per gli esperimenti di spettrometria. Lo schema del suo funzionamento è piuttosto semplice: quando la luce esce dal campione (sia che sia stata emessa dal campione stesso, sia che l’abbia appena attraversato o che ne sia stata riflessa) è composta da onde a varie frequenze che si propagano tutte insieme nella medesima direzione. Volendo però intercettare e valutare l’intensità di questa luce in funzione della frequenza, abbiamo bisogno di analizzare separatamente queste onde in arrivo: per esempio deviandole in misura diversa a seconda della loro frequenza.

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È quello che accade naturalmente quando appare un arcobaleno nel cielo: la luce del sole, composta da onde un po’ a tutte le frequenze del visibile, passa attraverso gocce d’acqua in sospensione nell’atmosfera, che deviano la luce per rifrazione. L’angolo di rifrazione non è però costante, ma è una funzione della frequenza dell’onda incidente (matematicamente questa relazione è espressa dalla legge di Snell). Usando materiali appositi, quindi, è facile deviare le varie frequenze della luce su punti diversi della superficie di un rilevatore di intensità, come il sensore di una fotocamera digitale. Ogni punto del sensore, quindi, riceverà e misurerà solo le onde luminose con una specifica frequenza: mettendo tutte le informazioni insieme si ricostruisce così l’intero spettro della radiazione in arrivo.

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Schema della struttura di uno spettrometro per analisi di spettri da assorbimento, cioè prodotti da luce bianca (contenente tutte le frequenze) che ha attraversato un campione semi-trasparente. Ciò che alla fine si raccoglie è la luce che non è stata assorbita dal campione e da essa se ne possono quindi ricavare le caratteristiche chimico-fisiche.

Gli ingredienti di base di uno spettrometro sono quindi solo tre: un materiale rifrangente, un sensore di luminosità (fotometro) con un’apposita superficie sensibile e una procedura di calibrazione. Quest’ultima è necessaria per definire una volta per tutte a quale punto del fotometro corrisponde una data frequenza della luce incidente. All’interno di queste coordinate si muove ogni scelta di struttura e materiali per la costruzione di uno spettrometro. E nel caso dello strumento sviluppato e messo a disposizione da Public Lab, il Desktop Spectrometer Kit, le soluzioni trovate sono anche sorprendenti per la loro semplicità.

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La struttura esterna è resistente e compatta, con due ampi fori uno per l’ingresso della luce e uno per il passaggio dei cavi. La forma a pistola permette di impugnare comodamente lo strumento e indirizzarlo verso la fonte luminosa. All’interno si monta una piccola struttura di cartone nero che limita il più possibile l’ingresso di luce spuria (cioè non proveniente dal campione) e costringe la luce a passare attraverso una sottile fessura, che ha la stessa funzione del foro (o pinhole) nella fotografia stenoscopica. L’elemento diffrattore, con il compito cioè di indirizzare le onde luminose in punti diversi del fotometro in base alla loro frequenza, è di una semplicità disarmante: la superficie di un cd vergine! Serve smontarlo in qualche modo, eliminando la superficie riflettente e mantenendo solo lo strato interno trasparente, in modo che la luce possa attraversarlo. Il sensore è invece una classica webcam con una risoluzione full hd, quindi 1920 x 1080 pixel. Completa il kit un piccolo supporto di legno per fissa la telecamera, un cavo usb per collegarla al pc, scotch biadesivo e un foglietto di istruzioni.

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Personalmente ho appena ordinato un kit nella versione 2.5 “gum stick”, quindi leggermente diversa da quella mostrata nella foto qui sopra. In attesa che arrivi la spedizione e per avere un’idea dei possibili usi di strumenti come questo, come sempre è sufficiente rivolgersi alla comunità e alla sua inesauribile fantasia.

 

giugno 26

Public Lab, dai makers ai giornalisti

Durante l’ultima edizione del Festiva Internazionale del Giornalismo di Perugia il data journalism ha avuto ampio spazio (come nell’edizione precedente), ma nell’ambito della School of Data Journalism organizzata da EJC e OKNF mi ha incuriosito un workshop di due puntate su “Ottenere dati attraverso l’aerofografia” tenuto da Cindy Regalado del Public Laboratory for Open Technology and Science. Purtroppo non ce l’ho fatta a partecipare, ma leggendo anche solo la descrizione dell’evento mi sono imbattuto per la prima volta nell’applicazione della filosofia DIY (Do It Yourself, fattelo da solo) in ambito giornalistico.

In quel caso si parlava di fotografia aerea mediante un semplice kit composto da pallone aerostatico e macchina fotografica, abbinato a un software capace di sovrapporre gli scatti aerei a una mappa geografica. Ma uno sguardo ai progetti promossi dal Public Lab mostra che c’è molto di più all’orizzonte. E che può esserci molto di più oltre l’orizzonte ora visibile.

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Cos’è il Public Laboratory for Open Technology and Science? Nasce negli Stati Uniti nel 2011 come una comunità di appassionati e ora si è costituita come associazione no-profit con gruppi locali un po’ in tutto il mondo. Promuove la discussione orizzontale tra i partecipanti e la condivisione delle esperienze mediante numerose mailing list a tema e un wiki pubblico. Mira a produrre kit completi da mettere sul mercato, sempre a partire dai progetti della comunità che raggiungono un grado di sviluppo sufficientemente maturo. Vende e spedisce in tutto il mondo attraverso il proprio store on-line.

Ufficialmente l’attività del Public Lab si rivolge a makers e citizen scientists interessanti a temi ambientali, ma hanno sicuramente a cuore il collegamento con il mondo del giornalismo, vista la scelta di organizzare un evento al Festival di Perugia. Probabilmente sono proprio queste realtà di appassionati che rendono possibile l’esistenza di un sensor-based journalism, esattamente come l’open source in ambito software è stato ed è un volano formidabile per il giornalismo digitale. Sicuramente sono da tenere d’occhio e sono da provare in prima persona la bontà e riusabilità dei loro progetti e prodotti.