luglio 7

Il progetto #acqualta a Venezia

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L’autore di questo articolo è Luca Corsato, civic hacker e attivista open data di quelli che “ce ne vorrebbero di più”, oggi ospite speciale di questo blog per raccontare la sua avventura sensor-based a Venezia.


Quando nell’aprile 2013 io e Oreste Venier abbiamo iniziato a lavorare al progetto #acqualta siamo partiti da due esigenze:

  • Oreste voleva testare in Laguna dei sensori di livello di liquidi che aveva provato solo su piccoli corsi d’acqua;
  • io volevo estrarre letteralmente dei dati dal territorio in maniera diretta e in tempo reale.

Ci è sembrata subito una buona idea quella di concentrarci sulla questione alta marea a Venezia, anche per due ulteriori, importanti motivi: innanzitutto perché ci sono già soggetti che raccolgono questo tipo di dati (ISPRA, Centro Maree, ISMAR CNR) e questo ci avrebbe consentito di controllare e verificare i nostri, e poi perché nessuno di questi soggetti fornisce i dati in modalità scaricabile in tempo reale attraverso delle API. L’elemento che ci ha dato la spinta decisiva è stata la possibilità di proporre l’adozione dei sensori da parte di qualsiasi cittadino avesse a disposizione un punto di accesso all’acqua.

Per realizzare il progetto in tempi brevi abbiamo attivato da subito i nostri amici con le competenze necessarie: Roberto Scano per il lato web, Diego La Monica per il server, Paolo Mainardi per le API, Simone Venturini per i passaggi amministrativi e la relazione con il Comune di Venezia (in quanto allora era consigliere comunale) e Francesco Piero Piersoft Paolicelli per i test su una app di prova. Infine si è aggiunto Andrea Raimondi per le traduzioni e la costruzione del modello concettuale presentato a State of the Net.

La costruzione del modello concettuale ci ha consentito di formulare una serie di considerazioni che partono da un primo assunto: si sta sedimentando l’idea che i dati siano disponibili in modalità download di tipo click and save e questo è limitante perché impone una intermediazione umana. Invece con #acqualta si è voluto introdurre da subito la possibilità di accedere ai dati in modalità automatica attraverso opportune API, consentendo in questo modo di affrontare fin dall’inizio un digital divide ancora troppo poco considerato.

acqualtamap
La posizione dei tre sensori di #acqualta installati in questo momento.

Su #acqualta si possono fare ulteriori riflessioni che possono essere considerate come una sorta di coordinate per l’approccio ai sensori e – per estensione – al sensor journalism:

  1. sistema di riferimento: i dati forniti da sensori richiedono una serie di parametri che permettano la confrontabilità, anche tra fonti diverse;
  2. georeferenziazione: i sensori sono strettamente legati al luogo geografico in cui sono installati ed da cui estraggono i dati;
  3. automatizzazione: i dati in tempo reale, soprattutto se di tipo ambientale, spesso sono prodotti rapidamente e in grande quantità, il che obbliga ad avere un minimo di confidenza con la lettura automatica su database e con strumenti di visualizzazione e sintesi efficaci.
S.Basilio_aperta
Il sensore installato a San Basilio.

Al momento siamo in piena fase di sviluppo, anche perché ci siamo resi conto che lo schema impresa – comunità civic hacker – cittadini è realmente in grado di esprimere una capacità conoscitiva efficace ed efficiente, consentendo alle Amministrazioni di concentrarsi maggiormente sull’aspetto puramente decisionale.

Luca Corsato

Civic activist at k^e - knowledgExtraction
essere umano a sorgente libera | installato a venezia (mestre) | amministrato da due donne | curioso | tecnologico | dispersivo | politico

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Posted 7 luglio 2014 by Luca Corsato in category "Progetti italiani

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