ottobre 29

A (Working) Typology of Sensor Journalism Projects — Medium

I propose a working typology of sensor journalism projects in order to examine the work that has been done; tease out emergent patterns; and gain perspective on the field to anticipate its future trajectory.” Un tentativo ambizioso da parte di Lily Bui, studentessa presso il MIT, che da un po’ di tempo si sta occupando seriamente di sensor journalism.

A parte forse il cappello filosofico, la categorizzazione che fa la Bui è molto interessante, perché costituisce uno schema pratico con cui sistematizzare i lavori di sensor journalism, passati e futuri: giornalisti che usano sensori, cittadini che usano sensori (e a cui le redazione possono rivolgersi), uso di reti di sensori già esistenti e funzionanti, sfruttamento dei dati provenienti da smartphone e tablet, o anche da sensoristica remota o ancora dall’imminente elettronica indossabile. Il tutto infarcito di link a progetti, riflessioni, risorse esterne.

A (Working) Typology of Sensor Journalism Projects — Medium

ottobre 29

How sensor reporting helps journalists find data where none exist | IJNet

Una lunga e articolata intervista video (ottima idea quella di separare le risposte in video indipendenti, peccato che sono stati impostati come privati!) a Fergus Pitt, ricercatore presso il Tow Center for Digital Journalism (Columbia University). I video non si vedono, ma le risposte sono riassunte in brevi paragrafi, da cui emerge una certa cautela: i sensori non sconvolgeranno il giornalismo investigativo, ma semmai possono essere utili (e necessari) in ambiti particolari, come quando i dati proprio non ci sono. Qualche preoccupazione sulla curva di apprendimento e le barriere tecnologiche che un giornalista nativo si trova davanti quando ha a che fare con elettronica e metrologia, ma in fondo non è vero anche per la statistica e il trattamento dei numeri?
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How sensor reporting helps journalists find data where none exist | IJNet

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ottobre 29

Sensor Journalism Lab — Medium

La Lily Buy, ex-studentessa e collaboratrice del corso “Comparative Media Studies/Writing” del MIT, ha iniziato a occuparsi di sensori e giornalismo all’inizio del 2014 e in questi mesi ha raccolto i suoi articoli sul tema sulla piattaforma Medium, in un canale dal nome auto esplicativo: Sensor Journalism Lab. Interessanti riflessioni da chi sta sperimentando nuove modalità di story-telling.
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Sensor Journalism Lab — Medium

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ottobre 28

Sensors, Uncensored | Chase the Wanderlust

Le riflessioni di una blogger sulle potenzialità dell’uso di sensori elettronici anche in ambito giornalistico. Diversi esempi, ma la frase con cui chiude il post è emblematica del campo: “I am enthralled by how many people are trying new things with sensor data. I love this spirit of experimentation that is circulating, and I hope that it’s contagious.” Staremo a vedere…
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Sensors, Uncensored | Chase the Wanderlust

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ottobre 21

Il sensor journalism a #digit14 (video)

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Lo scorso 20 settembre ho partecipato al panel “Sensor Journalism ovvero quando la tecnologia italiana si trasforma in giornalismo di precisione” durante il festival #Digit14 a Prato. Tutti i materiali della due giorni (19 e 20 settembre) sono ormai disponibili, inclusi i video di tutti i panel. Qui di seguito le varie parti del panel in cui sono intervenuto insieme a Luca Corsato, Valentina Grasso, Alfonso Crisci, Mirko Mancin, con la moderazione di Marco Renzi.

 

 

 

 

 

 

settembre 22

Un giornalista tra dati e sensori a #digit14

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Tra giornalisti, scienziati e ingegneri, si è ampiamente parlato di prospettive e implicazioni del sensor journalism a Prato durante Dig.it, il festival del giornalismo digitale. Ecco le mie slide, in cui parto dai dati e dai concetti di fondo del data journalism per arrivare al possibile uso giornalistico dei dati da sensori: giornalista (ed editore) diviene un nodo che connette comunità, che offre (e vende?) servizi, che fornisce senso e contesto.

È stato anche raccontato il progetto Acqualta, già abbondantemente discusso su queste pagine dall’ideatore e gestore Luca Corsato, e il progetto ArdOmino per la rilevazione e narrazione di dati biometeorologici da parte di Valentina Grasso e Alfonso Crisci, con Mirko Mancin che ha descritto il lavoro del gruppo di Parma sull’autorilevazione dei sensori presenti in ambienti pubblici.

In diretta durante il panel, il sensore ArdOmino rilevava umidità e temperatura dell’ambiente e comunicava le misure sul canale @sensjournalist su Twitter, con messaggi molto… umani!

agosto 18

Stormi di robot come Yattaman: esistono davvero!

Era uno dei miei cartoni preferiti, Yattaman. Gli eroi della saga a un certo punto costruivano un grande robot, che sparava stormi di robotini che a loro volto andavano a sconfiggere il nemico. Questa cosa pare che sia diventata realtà in laboratorio, leggevo da questo articolo:  The 1,000-robot swarm | Harvard Gazette. In pratica gli autori dell’esperimento riescono a manipolare stormi di piccoli robot, dandogli istruzioni del tipo “Ora mettetevi a forma di stella”, o “Ora mettevi a forma di ‘K'”. Meravigliosi 🙂

The 1,000-robot swarm | Harvard Gazette